Massimo Proietti: cinque anni senza un avvocato che ha trasformato la giustizia in umanit

Massimo Proietti: cinque anni senza un avvocato che ha trasformato la giustizia in umanit

Protetti seduto a un tavolo, mentre parla e gesticola, con documenti e cartelle sullo sfondo.

«Le persone speciali non muoiono mai davvero: vivono nei gesti che continuano, nelle cause che restano, nella memoria di chi ha creduto in loro».

Così, nella fragilità delle parole ma con la forza del ricordo, vogliamo ricordare Massimo Proietti, a cinque anni dalla sua scomparsa per Covid-19, avvenuta nella mattina del 2 dicembre 2020.

Un avvocato dal cuore grande, al fianco di chi soffre

Due relatori durante un incontro, uno parla al microfono mentre l'altro ascolta, con bandiere sullo sfondo.Massimo non era il classico avvocato chiuso dietro le carte e le aule di tribunale. Era un uomo che si spendeva fino in fondo per dare voce a chi non ne aveva: le vittime di reati violenti. Come membro del direttivo della Unione Nazionale Vittime di reati violenti (UNAVI), e coordinatore per Umbria e Lazio, si batteva con tenacia e profonda umanità affinché le ingiustizie, spesso atroci, non passassero sotto silenzio.

Seguiva casi difficili: famiglie spezzate da violenza, omicidi, drammi che richiedevano non solo competenza tecnica ma empatia vera. Come nel caso della vedova Federica Raccagni (sua assistita e da cui prese vita UNAVI), che grazie al suo impegno portò avanti una causa contro lo Stato per chiedere un indennizzo dignitoso in memoria del marito ucciso.

Massimo non chiedeva nulla per sé. Il suo compenso erano quei risultati che ridonavano dignità ai più deboli. Era un avvocato “di quelli che combattono e vincono per rendere giustizia”, e lo faceva con il cuore. Molti che lo hanno conosciuto, in questi anni, l’hanno definito «la dignità della toga».

Pur essendo ternano di adozione ed essendosi guadagnato grande stima in Umbria, l’impatto di Massimo travalicava i confini locali. Si occupava di questioni complesse anche nel Lazio, seguiva procedimenti a livello nazionale e spesso collaborava con associazioni di polizia o sindacati come Ospol e Unarma.

Ciò che lo distingueva era la sua disponibilità: da Terni raggiungeva chiunque avesse bisogno, con umiltà e responsabilità, senza clamore. La sua non era una carriera costruita su pubblicità, ma sulla concretezza dell’impegno, sulla serietà, sulla coerenza.

I colleghi dell’Ordine degli Avvocati, le istituzioni, le famiglie che assistette, noi di Unione Nazionale Vittime che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo… molti parlano ancora oggi di lui come di un amico sincero, un riferimento, una guida.

Per tanti era “un pilastro del foro”: competente, determinato, ma anche gentile e rispettoso. Qualcuno lo ha definito “un uomo brillante e presente anche nelle scelte più delicate”.

Per non dimenticare

La sua assenza è ancora un vuoto: di competenza, di empatia, di quella giustizia vissuta come vocazione. Ma il ricordo di Massimo non è solo nostalgia. È monito. È esempio.

Nel commemorare Massimo Proietti, cinque anni dopo la sua scomparsa, non celebriamo soltanto un professionista. Ricordiamo un’anima che ha scelto di stare dalla parte dei fragili, di usare la legge come strumento di dignità, di cambiare le cose, anche quando sembrava impossibile.

Che la sua memoria ispiri altri a essere coraggiosi, a non tacere davanti all’ingiustizia, a tendere una mano chi ha perso tutto. Perché, come recita un antico adagio, «la giustizia non è un’idea, è un atto». E che quell’atto, anche se compiuto da un singolo, continui a fare la differenza.

Il ricordo di Unavi

Ansa

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